giovedì, novembre 1


mercoledì, ottobre 31


martedì, ottobre 30

Alors, qu'est-ce que t'as fait?
J'ai vieilli

io e te


I fiori blu


Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’ orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d’ Auge sospirò pur senza interrompere l’ attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I Normanni bevevan calvadòs.
“Tutta questa storia”, disse il Duca d’ Auge al Duca d’ Auge, “ tutta questa storia per un po’ di giochi di parole, per un po’ d’ anacronismi: una miseria. Non si troverà mai una via d’ uscita?”
Affascinato, continuò per alcune ore a osservare quei rimasugli che resistevano allo sbriciolamento, poi, senz’ alcuna ragione apparente, lasciò il suo posto di vedetta e scese ai piani inferiori del castello, dando di passata sfogo al suo umore cioè alla voglia che aveva di picchiare qualcuno.

Picchiò, non la moglie, inquantoché defunta, bensì le figlie, in numero di tre; batté servi, tappeti, qualche ferro ancora caldo, la campagna, moneta, e, alla fin fine, la testa nel muro. Ciò fatto, gli venne voglia di un viaggetto, e decise di recarsi nella Città Capitale in umile arnese, accompagnato solo dal paggio Mouscaillot.

Scelse tra i palafreni il suo roano preferito, chiamato Demostene perché parlava, pur col morso fra i denti.

" Ah, mio buon Demò, " disse il Duca d' Auge con voce lamentosa, " quanta tristezza, quanta melanconia m' opprimono! "

" Sempre la storia? " domandò Sten.

" Non c'è gaudio che in me lei non dissecchi ", rispose il Duca.

" Coraggio! Vossignoria si metta in sella, e andiamo a spasso! "

" La mia intenzione era ben questa, e altra ancora. "

" Qual mai? "

" Andar via per qualche giorno. "

" Così sì che mi piace! Dove vuole che la porti, signoria? "


lunedì, ottobre 1


sabato, giugno 9

I am colorblind 
Coffee black and egg white 
Pull me out from inside 
I am ready 
I am taffy stuck and tongue tied 
Stutter shook and uptight 
Pull me out from inside 
I am ready 
I am fine 

I am covered in skin 
No one gets to come in 
Pull me out from inside 
I am folded and unfolded and unfolding 
I am colorblind 
Coffee black and egg white 
Pull me out from inside 
I am ready 
I am fine



counting crows

venerdì, febbraio 10

To Penny




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martedì, settembre 6

Prima di natale, ancora non c'è perdono per voi





Stefano benni, la traccia dell'angelo, sellerio 2011, prima di natale


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mercoledì, agosto 24

Altalene

Ma che ci faccio io qui, su per queste scale, con il batticuore, a rimuginare orrori da tempo superati - o che insomma dovrebbero essere tali, che dovrebbero aver capitolato dopo tanti anni di sofferenze necessarie sul lettino, assidua alle mie parole per conquistare ogni giorno di più il diritto a non essere più odio, a non essere più terrore, ma solamente me stessa.

estasi culinarie, muriel barbery, e/o


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giovedì, agosto 4

imparare capire superare






La bambina che raccontava i film, Hernan Riviera Letelier, Strade blu, Mondadori 2011


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giovedì, giugno 2

Io sono qui


B. Lacombe

sabato, aprile 9

boom

Il legame indissolubile tra la vita e la scrittura.
La lotta per fermare sulla carta ciò
che solo si prova con i sensi.
Descrivere l'esistenza.

Virginia Woolf,
scrittrice inglese

Virginia Woolf, Sono una snob? e altri saggi, Piano b edizioni, marzo 2011

mercoledì, gennaio 12

Amelie..

martedì, novembre 30

venerdì, settembre 17

a magda

martedì, maggio 18

profondo blu


















I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prevert



giovedì, maggio 13

wendy

lunedì, maggio 3

I'm Old Fashioned