giovedì, febbraio 28

ontologia

"Un evento non si lascia né trasportare né travolgere né cancellare dal flusso universale. Ha due caratteri fondamentali: il primo, l'imprevedibilità; il secondo, l'irrevocabilità. Guardiamoli partitamente. Il primo è l'imprevedibilità, è un inizio assoluto; un evento sopraggiunge improvviso, è un atto della libertà e quindi piomba inatteso, coglie di sorpresa, coglie impreparati; è puro sbocciare, una specie di esplosione, è l'interruzione di una serie, è un sussulto in una serie, una specie di cesura, di taglio, di fessura; è un trasalimento, è un'irruzione pura, una specie di scossa, di guizzo, di impeto. E' istantaneo, improvviso, fulmineo, proprio nel suo carattere di qualcosa di inaspettato, impreveduto, inopinato. Come lo squillo di un campanello telefonico, come la suoneria di una sveglia, come un colpo di pistola, come un lampo nelle tenebre. Non è che prosegua una serie, non sta in continuità: nessuna attesa lo attrae e nessuna preparazione lo anticipa, non ha nessun addentellato con quanto lo precede. E' un salto che vieta qualsiasi continuazione e interdice qualsiasi preparazione: è la rottura di un contesto. Nulla di ciò che lo precede basta a spiegarlo, nessuna continuità lo collega con gli antecedenti, i quali non possono essere considerati come una preparazione. Non tollera né il concetto di causalità né il concetto di possibilità [...] è preceduto solo da un intervallo brevissimo, da un intervallo come per esempio la musica è preceduta dal silenzio, come un lampo è preceduto dalle tenebre. E' simile al colpo di glottide nelle lingue germaniche per quanto riguarda le parole che cominciano con una vocale. E' preceduto da un intervallo minimo e brevissimo, quasi impercettibile, eppure abissale, profondo, decisivo. Sembra soltanto un intervallo, ma è un abisso. Il lampo si accende appunto in un abisso di tenebre. In realtà, ciò che lo precede è il nulla: il nulla della libertà. [...] La libertà è la scelta della libertà".

pareyson, ontologia della libertà in saviani, necessità della filosofia, ed. saletta dell'uva, 2007

camera con vista

NAPOLI

Da qui la sera filtrano verso l'alto una luce opaca e una musica tenue... 
L'architettura è porosa come questa roccia. Edifici e azioni 
si trasformano gli uni nelle altre in cortili, arcate, scalinate. A tutto 
si lascia lo spazio per divenire teatro di nuove costellazioni 
mai viste prima. Si evita il definitivo, il codificato. Nessuna 
situazione, così com'è, sembra pensata per sempre, 
nessuna forma impone: "così e non altrimenti".
w. benjamin, immagini di città, einaudi, torino, 1972

mercoledì, febbraio 27

bambine


Sono andata a cercare conforto da Eraclito. Era nel capannone, e stava studiando astrofisica cosmetica dentro un vecchio rottame di frigorifero. Dice che lì si concentra meglio. Dice che una buona idea deve essere: sconfinata come gli spazi freddi dell'Universo e precisa come la scelta di un gelato. Ve l'ho detto, è terrorizzante. [...]
-...Ogni uomo, ogni donna e ogni teoria hanno un punto debole.
-Anche la teoria del cioccolato del nonno?
Eraclito ha incrociato le gambe, come è solito fare quando spara un ragionamento dei suoi.
-Sì, è una buona teoria, ma è incompleta. Manca un punto, e cioè che ci sono grosse differenze tra i mangiatori di cioccolato: essi si dividono in liberal-lattisti, fondamentalisti fondentisti, bianchisti e nocciolisti. Per non parlare dei giansenisti gianduisti e dei boeristi.
-E i nutellisti?
-I nutellisti sono epicurei.
-E i consumatori di cioccolata in tazza?
-Metafisici puri, ma dipende dalla panna.
-E io cosa sono?- Ho chiesto a Eraclito.
Ci ho pensato un po' su, e con gli occhi rivolti alla soffitta.
-Nonno dice che sei una massimalista uovodipasquista.
s. benni, margherita dolcevita, feltrinelli, 2007

sabato, febbraio 23

daniel p.

"Quando ero adolescente, eravamo almeno in due a farlo apposta: Pablo Picasso e io. Il genio e il somaro. Il somaro non faceva niente e il genio faceva cose folli, ma apposta, tutti e due. Era il nostro unico punto in comune. [...] Al punto che una domenica presi l difese di Picasso domandando alla signora che aveva ripetuto quest'accusa per l'ennesima volta se pensasse ragionevolmente che quella mattina l'artista si fosse svegliato con l'idea di buttar giù in quattro e quattr'otto una piccola tela al solo scopo di prendere per i fondelli la signora Genevieve Pellegrue. [...] Genevieve Pellegrue ignorava che lo stomaco era lei, che avrebbe digerito Picasso come tutto il resto, lentamente ma inesorabilmente, tanto che quarant'anni dopo i suoi nipoti avrebbero viaggiato in una delle auto familiari più orribili che siano mai state inventate, una supposta gigante cui i novelli Pellegrue avrebbero dato il nome dell'artista e che in una bella domenica di prurito culturale li avrebbe portati davanti alla porta del Museo Picasso."

d. pennac, diario di scuola, feltrinelli, 2008
trad. y. melaouah

lunedì, febbraio 18

coraggio



"Dopo un anno e mezzo trascorso su strade straniere, il ritorno in patria lo avevano immaginato in modo diverso. Charlotte e Robert, due sposi ragazzi, che si assomigliavano come due teneri e biondi fratelli - Charlotte e Robert, coi loro zaini pesanti, la tenda, la Leika, le biciclette blu cielo alquanto strapazzate - avevano percorso chissà quante migliaia di chilometri: da Parigi attraverso i dolci paesaggi della Francia, le fertili pianure italiane, i freschi boschi e i pascoli alpini del Brennero, attraverso l'amena Austria, con le sue piccole città rannicchiate nelle belle valli, le sue chiese barocche e il duomo di Santo Stefano, attraverso la puszta ungherese e le colline della Jugoslavia e i campi di rose bulgari, attraverso tutta l'Asia Minore e di là dalla colossale barriera dei monti del Tauro giù nella amichevole Siria - e questo era solo l'inizio, la prima e più facile tappa. Perché poi lasciarono il Mediterraneo, che per noi europei è sempre ancora patria, coi suoi castelli dei cavalieri crociati, le colline ricoperte di vigne e le colonne greche. Charlotte e Robert attraversarono con le loro biciclette il deserto siriano, ottocento chilometri senz'ombra - e, al di là delle alte e fredde creste delle montagne, arrivarono in Persia. Là, nell'estremo Nordest, nella città sacra di Maschad, alla fine di strade infinite e infiniti tratti di deserto, li incontrai per la prima volta. Abitavano da uno svizzero, erano magri e abbronzati, e visitammo insieme la tomba dell'Imam Reza, coperta da una volta a cupola di puro oro, i cortili di turchesi e lapislazzuli e le porte d'argento. Poi ci separammo, e ciò che fino a quel momento mi era sembrata un'avventura faticosa e pesante - il viaggio in Ford attraverso il quasi sconosciuto paesaggio dell'Afghanistan, su mulattiere e piste perse nel deserto - mi sembrava più facile, da quando sapevo che da qualche parte sulle mie tracce c'erano Charlotte e Robert.

Qualche volta dipingevo per loro un saluto sulla porta di un caravanserraglio o vicino a una cisterna, nei locali freschi coi soffitti a volta dove sicuramente si sarebbero fermati. Oppure lasciavo, all'Hotel di Herat, un pacchetto di Nescafè per loro. E alla fine, dopo due lunghi mesi, già alla fine dell'estate, ci incontrammo di nuovo a Kabul."

Annemarie Schwarzenbach, Mobilitazione a Kabul, trad. di Melania G. Mazzucco
http://www.speakers-corner.it/rizzoli/_minisiti/mazzucco/anne.htm
http://www.br-online.de/kultur/literatur/lesezeichen/20011202/img/schwarzenbach.jpg

giovedì, febbraio 7

dolly

Dolly del mare profondo, figlia di minatori,
si leva le scarpe e cammina sull'erba
insieme al figlio del figlio dei fiori.
E fanno la solita strada fino al cadavere del grillo,
la luna impaurita li guarda passare
e le stelle sono punte di spillo.
E mentre le lancette camminano
i due si dividono il fungo e intanto mangiando
ingannano il tempo ma non dovranno ingannarlo a lungo.
Infatti arriva Babbo Natale,
carico di ferro e carbone,
il figlio del figlio dei fiori lo uccide
con un coltello e con un bastone.
E Dolly gli pulisce le mani con una fetta di pane,
le nuvole passano dietro la luna
e da lontano sta abbaiando un cane.
E la neve comincia a cadere,
la neve che cadeva sul prato
e in pochi minuti si sparse la voce
che Babbo Natale era stato ammazzato.
Così Dolly del mare profondo
e il figlio del figlio dei fiori si danno la mano
e ritornano a casa, tornano a casa dai genitori.
L'uccisione di babbo natale, f. de gregori

martedì, febbraio 5

sabato, febbraio 2

figli

Fra poco ti passa, papà. Ti deve passare.
No, non passerà. Tieni sempre la pistola con te. Devi trovare gli altri buoni, ma non puoi permetterti di correre rischi. Niente rischi. Capito?
Voglio restare con te.
Non puoi.
Ti prego.
Non puoi. Devi portare il fuoco.
Non so come si fa.
Sì che lo sai.
E' vero? Il fuoco, intendo.
Sì che è vero.
E dove sta? Io non lo so dove sta.
Sì che lo sai. E' dentro di te. Da sempre. Io lo vedo.
Portami con te. Ti prego.
Non posso.
Ti prego, papà.

c. mccarthy, la strada, einaudi, 2007